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Caro diario

Godiamoci le ultime parole di Salvatore che attraverso il suo diario ci ha permesso di sentirci ancora più vicini ai nostri amici Burkinabe. Oggi infatti per lui e altri 4 amici si conclude l’esperienza missionaria che è sempre un’esperienza di arricchimento per chi parte, per chi accoglie, e anche per chi segue da lontano.

Buon viaggio

09/02/2024
Caro diario…
Oggi restiamo a Koupela. Abbiamo lasciato apposta gli ultimi impegni che vorremmo portare a termine senza doverci spostare con i mezzi per questo venerdì. Domani si riparte per Ouagadougou. Dopo un’allegra colazione comunitaria, ci scegliamo gli ambiti di “lavoro” della prima parte della mattina. Chi va al mercato a fare la spesa, chi si dedica alla potatura del pergolato, chi avvia la cucina, chi resta in attesa dell’asinello commissionato alla fiera, da donare ad una famiglia bisognosa. Ebbene, il fortunato sono io 😜 . Nell’attesa, con Rossana ed il piccolo Emanuele, Rossella, Stefania e Marina, ci rechiamo ancora una volta alla scuola materna Maison de Rose. Questi bimbi sono come una calamita per noi ed ogni scusa è buona per andarli a trovare.

Rossella si è accordata con le insegnanti e si è travestita da un “famoso” personaggio della TV dell’infanzia (uso le virgolette perché è un personaggio a me sconosciuto e ne ho già dimenticato il nome 😁). In ogni caso questo personaggio è una donna con i capelli blu, un vestito giallo e si muove in modo elastico…😂). Entriamo nell’asilo e i piccoli sono già tutti radunati nel cortile interno. E a questo punto tra gli incitamenti del personaggio famoso e quelli delle maestre, gli scolaretti incominciano a sciorinare una serie di canti e balli collettivi davvero simpatici e divertenti. Non so dove puntare lo sguardo: ogni bimbo è meraviglioso, buffo, coccoloso; viene la voglia di prenderli in braccio uno per uno e dedicare a ciascuno un po’ di tempo. Ma non è possibile. Dopo una mezz’ora di baldoria e l’immancabile distribuzione di bon bon, li lasciamo continuare le normali attività scolastiche. Verso fine mattinata rientrano le ragazze da scuola per la pausa pranzo e, sotto la piccola paiotte, il mio collega Vincenzo ed io somministriamo loro la prima dose di vaccino antiepatite B. Non mancano i siparietti con alcune studentesse che hanno paura dell’ago, anche se da eparina, e Marina, allora, le consola donando anche a loro un bon bon dopo la puntura. Comunque è una bel risultato riuscire a proteggere queste giovani vite da questo virus insidioso e dalle sue temibili conseguenze. Questo traguardo è stato raggiunto grazie al sostegno economico della parrocchia di San Giovanni Battista di Nocera Inferiore dove il gruppo missionario Saaga Gomtigo guidato da don Andrea Annunziata, durante l’ottobre missionario e in altre occasioni, promuove iniziative per sensibilizzare il quartiere alla solidarietà, ottenendo sempre risposte concrete dai fedeli. Nel primo pomeriggio torna ancora la bimba con il piedino malato. Ora va molto meglio. La ferita inizia a riepitelizzarsi e i segni di infezione non sono più visibili. Questa volta è più mansueta mentre la medico e alla fine, forse soddisfatta dal non aver sentito dolore, allunga la sua manina verso la mia e ci scambiamo un bel “cinque”. Intanto “arriva” anche l’asinello che dobbiamo donare, comprato da un esperto di bestiame, amico della madre di Elodie. Scherzo un po’ con lui (con la traduzione di Elodie) e gli dico che io lo pago ma pretendo almeno cinque anni di assicurazione. Nel 2029 verrò a controllare se l’asino è in buona salute e svolge disciplinatamente i suoi compiti. È un bell’animale, con una striscia nera sul collo che contrasta con il pelo grigio, corto. È piacevole accarezzarlo anche se è necessario l’intervento del fattore per convincerlo perché è molto schivo. Più tardi sotto la piccola paiotte il gruppo di cinque persone che partirà domani (ne faccio parte anch’io) saluta le ragazze della casa delle studentesse alla presenza di Elodie. Ne approfitto per spiegare loro il senso e l’importanza degli esami effettuati e del ciclo vaccinale che hanno iniziato. Sono ragazze fortunate, in tal senso. Avranno un temibile nemico in meno da combattere in questa vita che per loro sarà sicuramente più difficile che per le nostre ragazze. La notte scende bruscamente a queste latitudini. Siamo nei pressi dell’equatore e, il lento degradare dal giorno alla notte, a cui siamo abituati, qui non esiste. Il bel giardino dell’Oasi viene avvolto all’improvviso dalla penombra; poche luci, non potenti, illuminano debolmente alcuni punti. Francesco, il nostro cuoco, accende in un angolo una bella brace su cui arrostire la carne comprata al mercato. È la nostra ultima sera a Koupela e si è organizzata una cena speciale. Gerardina ha preparato una torta, di cui percepiamo già il delizioso profumo.
A tavola si ride e si scherza di gusto. Come ogni volta si rinnova la magia: qui non esistono bianchi e neri, giovani o anziani, gruppetti isolati di individui convenuti in un luogo comune. Qui esistono solo persone che in pochi giorni hanno stabilito legami forti, si sono raccontate, hanno condiviso emozioni forti ed esperienze che hanno aperto ancora di più i loro orizzonti sul mondo. È un momento bellissimo, coronato dalle parole semplici, trasparenti come acqua di roccia, di suor Victorine e suor Lea. Con le loro voci melodiose ci ringraziano per l’amicizia e l’affetto che abbiamo manifestato a tutte loro. E noi, come al solito, ripetiamo all’infinito che accade esattamente il contrario. Siamo noi a ringraziare loro perché, nel donarci un frammento della loro quotidianità, nel condividere le loro esperienze nella Fede e nell’umanitá che instancabilmente donano a chi ha bisogno, ci hanno resi minimamente persone migliori.